Make Me Smile dei Duran Duran: il lato B live di The Reflex
Make Me Smile racconta il lato più live dei Duran Duran: una cover di Steve Harley registrata a Hammersmith e pubblicata con The Reflex.
Nel 1984, mentre The Reflex portava i Duran Duran al massimo della loro esposizione internazionale, sul retro del singolo britannico compariva un dettaglio rivelatore: una cover dal vivo di Steve Harley & Cockney Rebel, registrata quando la band era ancora nel pieno della propria identità da palco. Make Me Smile (Come Up & See Me) non è un riempitivo: è una finestra sulla formazione che, prima di diventare una macchina pop globale, sapeva ancora giocare con il repertorio altrui come si fa nei concerti veri, davanti a un pubblico che risponde prima ancora che la canzone sia finita.
Una cover nel posto giusto
La collocazione di questa registrazione è già una parte del suo significato. Nel Regno Unito Make Me Smile viene pubblicata come lato B di The Reflex, singolo che nel 1984 consolida la trasformazione dei Duran Duran da fenomeno britannico a gruppo realmente planetario. Il lato A è il suono del trionfo, levigato anche dal lavoro di Nile Rodgers; il lato B, invece, rimette il gruppo dentro una sala da concerto.
Questa differenza è preziosa perché evita di raccontare i Duran Duran soltanto attraverso la loro superficie più patinata. Il brano mostra una band più fisica, meno cinematografica, più vicina all'energia diretta dei primi tour. Non contraddice The Reflex, ma lo completa: da una parte il singolo perfetto per radio, video e classifiche; dall'altra un ricordo sonoro di come il gruppo respirava quando non doveva costruire ogni secondo come un'immagine da MTV.
Per questo, nella cronologia di Rio Vision, il pezzo appartiene alla coda del periodo Seven and the Ragged Tiger. Non è una traccia dell'album, ma ne prolunga l'eco: arriva nel momento in cui la band sta raccogliendo i frutti di quella stagione, e insieme conserva una memoria precedente, registrata nel novembre 1982.
Da Steve Harley ai Duran Duran
L'originale di Steve Harley & Cockney Rebel era uscito nel 1975 ed era diventato un numero uno britannico. Dietro l'apparente leggerezza del ritornello, però, c'era una canzone più tagliente di quanto il titolo lasci immaginare. Harley la scrisse dopo la rottura della prima formazione dei Cockney Rebel: il sorriso del brano è ambiguo, quasi provocatorio, perché nasce da una ferita professionale e personale.
Questa ambivalenza spiega perché Make Me Smile funzioni così bene nelle mani dei Duran Duran. Simon Le Bon non deve trasformarla in un pezzo drammatico; gli basta abitarne il doppio fondo. La melodia invita il pubblico a partecipare, ma sotto la superficie rimane una punta di sarcasmo. È proprio quel misto di seduzione e veleno che la band ha sempre saputo maneggiare, anche quando lo faceva dentro un linguaggio pop luminoso.
Nel passaggio da Harley ai Duran Duran non c'è l'idea di rifare fedelmente un classico. C'è piuttosto il piacere di portarlo sul palco, farlo correre con un'altra pulsazione e usarlo come luogo d'incontro fra memoria glam, spirito new wave e teatralità da concerto.
Hammersmith 1982: prima dell'esplosione definitiva
La versione pubblicata dai Duran Duran proviene dal concerto registrato all'Hammersmith Odeon il 16 novembre 1982, durante la serie BBC College Concert. È un dato importante: siamo dopo Rio, ma prima che la band raggiunga il culmine della febbre mondiale del 1984. In quel momento i Duran Duran sono già riconoscibili, già ambiziosi, già amati, ma non ancora cristallizzati nell'immagine monumentale che arrivera poco dopo.
Il documento live restituisce proprio questa fase intermedia. Roger Taylor spinge con una precisione asciutta, John Taylor tiene insieme eleganza e aggressività, Andy Taylor porta la chitarra verso una grana più rock, Nick Rhodes disegna i contorni elettronici senza appesantire il brano. Simon, al centro, sembra divertirsi a cantare qualcosa che non deve spiegare l'universo estetico della band: può semplicemente accendere la sala.
Il risultato non è una cover da studio, meditata e rifinita, ma un'istantanea. Ed è qui che il brano diventa utile per capire il gruppo: nei Duran Duran la dimensione live non era un accessorio della fama, ma uno dei luoghi in cui la loro identità si misurava davvero.
Il lato B di The Reflex
Mettere Make Me Smile dietro The Reflex crea un piccolo cortocircuito narrativo. Il singolo principale è uno degli episodi più sofisticati della fase Seven and the Ragged Tiger, anche perché la versione diventata celebre porta il segno del remix di Nile Rodgers. Il lato B, invece, è ruvido nel senso migliore: pubblico, sudore, tempo reale, risposta immediata.
Questa opposizione racconta bene il 1984 dei Duran Duran. Da un lato la band è ormai un prodotto pop internazionale, capace di dominare classifiche e televisioni. Dall'altro resta un gruppo nato da club, ascolti britannici, cultura glam, punk filtrato, disco e rock. Make Me Smile fa emergere quella genealogia senza trasformarla in lezione.
Il fatto che il titolo sul supporto venga indicato spesso come Come Up and See Me (Make Me Smile), con l'ordine invertito rispetto alla formulazione più nota dell'originale, aggiunge un dettaglio curioso: anche nella catalogazione, la cover vive leggermente di lato, come spesso accade ai brani fuori album che diventano piccoli oggetti di culto per i fan.
Una performance più che una reinterpretazione
La forza della versione dei Duran Duran sta nel non voler dimostrare troppo. La band non appesantisce il brano con una nuova cornice concettuale, non lo trasforma in un manifesto, non lo traveste da pezzo propriamente duraniano a ogni costo. Lo affronta come una canzone da palco, e questa scelta le permette di restare viva.
La chitarra lavora con un piglio più diretto rispetto a molte architetture da studio del gruppo. La sezione ritmica non cerca l'eleganza perfetta del dance-pop, ma un andamento elastico che tiene il pubblico vicino. Le tastiere entrano come colore e sostegno, non come superficie dominante. La voce di Simon, poi, non possiede la teatralità aspra di Steve Harley, ma trova un altro tipo di carisma: più giovane, più brillante, meno segnato dal risentimento originale.
Questa differenza non è un limite. Anzi, è il motivo per cui la cover funziona. I Duran Duran non possono cantarla come Harley perché non vengono dalla stessa frattura. La trasformano allora in un momento di comunione live, dove l'ironia del testo resta percepibile ma viene attraversata dall'entusiasmo del pubblico.
Il sorriso come maschera
Il titolo promette leggerezza, ma il nucleo della canzone è più complesso. Make Me Smile parla di tradimento, distanza, rivalsa, e lo fa con un ritornello che sembra quasi invitare alla festa. Questa tensione fra amarezza e brillantezza è una delle ragioni per cui il brano ha attraversato così tanti decenni e tante versioni diverse.
Nella lettura dei Duran Duran, il sorriso diventa una maschera adatta al loro immaginario. La band ha spesso lavorato su superfici splendenti che contenevano ansia, desiderio, fuga, frammenti di minaccia. Qui non c'è bisogno di inventare un nuovo sottotesto: la canzone lo possiede già. Il gruppo deve solo portarlo in una dimensione più fisica.
Ascoltata accanto ai brani di Seven and the Ragged Tiger, questa cover illumina un aspetto interessante: i Duran Duran non erano soltanto costruttori di scenari esotici o futuribili. Sapevano anche riconoscere nel pop britannico precedente una grammatica emotiva utile alla propria storia.
Perché non è una semplice curiosità
Molti lati B rischiano di essere ricordati solo come note a margine. Make Me Smile, invece, ha una densita particolare perché mette insieme tre tempi diversi: il 1975 dell'originale di Steve Harley, il 1982 della registrazione live e il 1984 della pubblicazione con The Reflex. In una sola traccia convivono memoria, archivio e presente commerciale.
Questa stratificazione la rende più interessante di una semplice cover inserita per completare un singolo. Per chi segue la band, è un indizio sul repertorio che i Duran Duran portavano con sé; per chi studia il loro percorso, è una prova del rapporto fra palco e discografia; per chi ascolta senza pregiudizi, è un momento di pura energia, meno controllato è proprio per questo molto umano.
Nel catalogo della band, il brano non chiede il posto dei classici. Chiede però di essere ascoltato come parte del racconto: un dettaglio laterale che spiega meglio il centro.
Il ritorno nel 2005
La storia della cover non si chiude negli anni Ottanta. Nel 2005, durante il grande ritorno della formazione classica, i Duran Duran riportano Make Me Smile sul palco come sorpresa in un concerto a Birmingham. Anche questo dettaglio ha valore: non si trattava di una rarità dimenticata, ma di una canzone rimasta nella memoria affettiva del gruppo e del pubblico.
Il ritorno in scaletta dice molto sul modo in cui certe cover diventano parte dell'identità live di una band. Non sono necessariamente brani scritti dai musicisti, ma a forza di essere suonati in momenti cruciali finiscono per appartenere anche alla loro biografia. Per i Duran Duran, Make Me Smile è uno di questi casi.
La scelta di riprenderla nel periodo della reunion aggiunge anche una sfumatura emotiva: una band che torna insieme sceglie una canzone nata, nell'originale, da una separazione. Non bisogna forzare il simbolismo, ma il cortocircuito è bello: dove Harley raccontava una frattura, i Duran Duran possono usarla come gesto di riconnessione.
Il posto nella storia dei Duran Duran
Per collocare correttamente Make Me Smile non basta dire che è una cover. Bisogna guardare al momento in cui viene resa disponibile al pubblico dei fan: la stagione di The Reflex, cioe l'ultimo grande colpo singolo di Seven and the Ragged Tiger. In questo senso il brano sta bene alla fine di quel blocco, come appendice viva e non come capitolo separato.
Accanto ai singoli più celebri, la cover mostra un volto meno perfetto e più respirante. Non ha l'ambizione visiva di New Moon on Monday, non ha l'architettura irresistibile di The Reflex, non ha l'urgenza da classifica del lato A. Pero possiede una qualità che spesso manca ai monumenti pop: la sensazione di essere li, in sala, nel momento in cui cinque musicisti trasformano una canzone amata in un'occasione comune.
Questa è la ragione per cui merita un articolo autonomo su Rio Vision. Non per gonfiare l'importanza di un lato B, ma per restituirgli la sua funzione: raccontare il modo in cui i Duran Duran attraversavano le canzoni degli altri mentre stavano diventando, a loro volta, una band che altri avrebbero attraversato.
Perche riascoltarla oggi
Oggi Make Me Smile permette di ascoltare i Duran Duran senza la pressione dell'icona. Non c'è un video esotico da decifrare, non c'è un grande concept da sostenere, non c'è la necessità di misurare il brano contro i singoli più famosi. C'è una band che prende un classico britannico, lo porta sul palco e lo restituisce con il proprio entusiasmo.
Riascoltarla significa anche ricordare che la storia di un gruppo non è fatta solo dagli album principali. I lati B, le registrazioni live, le cover e le apparizioni laterali sono spesso i punti in cui la biografia musicale respira meglio. Qui si sente il piacere di suonare, ma anche il gusto per una tradizione pop che i Duran Duran non hanno mai trattato come museo: la trasformano in presente.
Il sorriso del titolo resta ambiguo, come nell'originale. Ma nella versione dei Duran Duran ha qualcosa di diverso: meno vendetta, più elettricità collettiva. E forse è proprio questo il suo fascino. Non cancella l'amarezza della canzone di Steve Harley; la porta dentro una notte del 1982 e la lascia diventare, per qualche minuto, una festa lucida.
Bibliografia e riferimenti
- Duran Duran - Make Me Smile (Come Up & See Me) - video ufficiale
- Make Me Smile (Come Up and See Me) - origine e versione Duran Duran
- The Reflex - pubblicazione e lato B
- Live at Hammersmith '82! - concerto del 16 novembre 1982
- The Guardian - come nacque Make Me Smile
- Official Charts - Duran Duran
- Duran Duran - sito ufficiale
Questo articolo è un approfondimento editoriale dedicato alla canzone, alla sua storia e al suo possibile significato. Le interpretazioni sono presentate come letture motivate, salvo dove siano disponibili fonti ufficiali o dati documentati.
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