Duran Duran a Codroipo: cosa aspettarsi dalla scaletta di Villa Manin
Stasera i Duran Duran arrivano a Codroipo: una guida semplice e da fan alla possibile scaletta di Villa Manin, tra Caserta, Hyde Park e il dubbio The Chauffeur/Careless Memories.
Stasera, 11 luglio 2026, i Duran Duran arrivano a Codroipo per il concerto a Villa Manin, una di quelle date che per i fan italiani hanno un sapore particolare: non è solo un’altra tappa del tour, ma l’ultima fermata italiana dopo Verona e Caserta. E quando una band come i Duran Duran arriva alla terza serata in Italia, l’attesa diventa doppia: da una parte c’è chi vuole ritrovare le canzoni della propria vita, dall’altra c’è chi guarda ogni dettaglio della scaletta per capire che tipo di racconto stanno portando sul palco.
Le ultime scalette circolate tra i fan, compresa quella di Hyde Park del 5 luglio e quella vista nelle date più recenti, sembrano indicare una struttura abbastanza precisa. Naturalmente fino a quando Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor non saliranno sul palco di Villa Manin non si può dare nulla per certo. Però una cosa si può dire: se Codroipo seguirà la linea di Caserta, il concerto sarà costruito come un viaggio molto riconoscibile dentro tutta la storia dei Duran Duran, con qualche scelta meno scontata a rendere la serata più interessante.
Una scaletta pensata come racconto, non solo come greatest hits
La cosa più bella di questa scaletta è che non sembra soltanto una raccolta di successi messi uno dopo l’altro. Certo, i grandi brani ci sono: The Reflex, Ordinary World, Come Undone, Save a Prayer, Rio. Ma intorno a questi pilastri la band sta costruendo un percorso più largo, dove entrano il lato cinematografico, quello funk, quello più oscuro, quello recente e perfino il gioco con il pubblico.
L’apertura con Is There Something I Should Know? avrebbe molto senso proprio per questo. È una canzone che accende subito la memoria dei fan storici, ma non è una partenza ovvia come potrebbe essere Hungry Like the Wolf o The Wild Boys. È un modo per dire: siamo dentro gli anni Ottanta, sì, ma non solo nella cartolina più facile.
A View to a Kill: il momento Bond
Subito dopo, A View to a Kill porta sul palco una delle identità più spettacolari dei Duran Duran: quella cinematografica. Il brano non è soltanto una hit, è il punto in cui il gruppo entra nel mito di James Bond e lo fa con il proprio stile: elegante, nervoso, pieno di tensione e di glamour.
Per i fan italiani questo pezzo funziona sempre molto bene perché ha un impatto immediato. È una canzone da grande palco, da luci forti, da intro riconoscibile. In una cornice come Villa Manin potrebbe diventare uno dei primi momenti davvero corali della serata.
Hungry Like the Wolf e il gioco dell’ululato
La voce “Howling - Hungry Like the Wolf” vista nelle scalette recenti racconta una cosa molto semplice: Simon sa ancora trasformare una canzone in un piccolo rito collettivo. L’ululato prima del brano non è un dettaglio secondario, perché prepara il pubblico, lo coinvolge, lo fa entrare fisicamente nel pezzo.
Hungry Like the Wolf resta una delle canzoni più immediate dei Duran Duran, ma dal vivo funziona soprattutto perché libera energia. Non è il brano da ascoltare fermi: è quello in cui la band ricorda di essere stata anche corpo, ritmo, istinto, inseguimento. Per chi sarà a Codroipo, potrebbe essere uno dei punti più facili da cantare e da vivere senza pensare troppo.
Invisible ed Evil Woman: il presente non resta fuori
Una scelta interessante è la presenza di Invisible. Non è una concessione alla nostalgia, ma un modo per ricordare che i Duran Duran non stanno facendo solo il museo di sé stessi. Invisible ha una tensione moderna, quasi ombrosa, e porta dentro la scaletta il suono più recente della band.
Accanto a questo, Evil Woman aggiunge il lato più giocoso e fisico del periodo Danse Macabre. È una cover, ma nel modo in cui i Duran Duran la portano in scena diventa parte del loro mondo: elegante, leggermente teatrale, con quella voglia di ballare che non ha bisogno di sembrare giovane a tutti i costi.
Super Lonely Freak: il divertimento intelligente
Il momento indicato come Super Lonely Freak è uno dei più curiosi della scaletta recente: un incontro tra Lonely in Your Nightmare e Super Freak. Sulla carta potrebbe sembrare un gioco, ma in realtà dice molto del modo in cui i Duran Duran trattano il proprio repertorio.
Lonely in Your Nightmare è uno dei brani più raffinati di Rio, una canzone morbida, notturna, quasi sospesa. Incrociarla con l’energia funk di Super Freak significa portarla in un territorio più fisico e sorprendente. È il tipo di scelta che può dividere: alcuni fan amano le versioni fedeli, altri apprezzano quando la band si diverte e lascia respirare i brani in modo nuovo. Ma proprio questa libertà è parte del fascino del live.
The Reflex: la macchina pop perfetta
The Reflex resta uno dei momenti più sicuri di qualsiasi concerto dei Duran Duran. È una canzone costruita per esplodere, con quel ritornello che dal vivo diventa subito risposta del pubblico. Non ha bisogno di troppe spiegazioni: arriva, apre il suono, alza l’energia.
Nella scaletta ha una funzione precisa: dopo i brani più scuri o più particolari, rimette tutti dentro il cuore pop della band. È come se dicesse: possiamo sperimentare, possiamo giocare, ma sappiamo ancora colpire dritto al centro.
Ordinary World e Come Undone: il cuore emotivo
Il blocco con Ordinary World e Come Undone è probabilmente il momento più emotivo della serata. Qui non siamo più nel Duran Duran delle fughe esotiche o delle immagini patinate: siamo nella band adulta, ferita, capace di parlare a chi ha attraversato perdite, cambiamenti, ritorni alla vita.
Ordinary World dal vivo ha sempre qualcosa di speciale perché non appartiene solo ai fan storici. È una canzone che molti hanno incontrato in momenti diversi della propria vita. A Codroipo potrebbe essere uno dei momenti in cui anche chi non conosce ogni album si ritrova dentro una memoria comune.
Come Undone, subito dopo, tiene quella stessa temperatura emotiva ma la porta in una zona più sensuale e fragile. È una canzone che non esplode: avvolge. In una serata all’aperto può funzionare benissimo, soprattutto se la band sceglie di darle spazio senza correre.
New Moon e il dubbio The Chauffeur/Careless Memories
Uno dei punti più interessanti riguarda la parte centrale della scaletta. Se verrà confermata New Moon on Monday, sarà una scelta molto amata da una parte dei fan, perché riporta in primo piano il lato romantico e avventuroso di Seven and the Ragged Tiger. Non è sempre il brano più celebrato dal pubblico generico, ma per chi segue davvero la band ha un valore forte.
Il dubbio più bello, però, è quello tra The Chauffeur e Careless Memories. The Chauffeur è la scelta elegante, notturna, quasi ipnotica: il Duran Duran più misterioso, quello che non cerca il coro facile ma crea atmosfera. Careless Memories, invece, è più tagliente, più nervosa, più da fan della prima ora. Se a Codroipo scegliessero The Chauffeur, la scaletta avrebbe un centro più cinematografico e raffinato. Se preferissero Careless Memories, la serata prenderebbe una scossa più rock e più aggressiva.
Personalmente, questo è il tipo di alternativa che rende interessante seguire le scalette. Non cambia solo un titolo: cambia il colore emotivo di quella parte del concerto.
Notorious e Free to Love: Nile Rodgers dentro la memoria
La presenza di Notorious porta inevitabilmente il pensiero a Nile Rodgers, che ha segnato in modo profondo quel periodo della band. Nelle scalette più recenti il brano è stato indicato anche con il riferimento “with Nile”, almeno nelle occasioni in cui la sua presenza o il suo contesto erano parte della serata. A Codroipo bisognerà vedere come sarà gestito questo passaggio, ma il senso resta chiaro: Notorious è il punto in cui i Duran Duran diventano più funk, più asciutti, più adulti.
Free to Love, invece, è la sorpresa contemporanea. Inserire un brano nuovo o recente dentro una scaletta piena di classici è sempre una scelta delicata: il pubblico vuole cantare ciò che conosce, ma una band viva deve anche portare qualcosa del presente. Se confermata, questa canzone potrebbe essere il segnale più chiaro che i Duran Duran non vogliono vivere soltanto di ricordi.
White Lines, Planet Earth e Sunrise: la parte più fisica
White Lines è ormai uno dei momenti in cui la band può spingere sul lato più groove e urbano. Non tutti i fan hanno lo stesso rapporto con il periodo Thank You, ma dal vivo questa cover ha spesso una forza immediata: basso, ritmo, energia, pubblico che si muove.
Con Planet Earth si torna invece all’origine. Se introdotta con la presentazione della band, come nelle scalette recenti, diventa quasi una dichiarazione d’identità: ecco da dove veniamo, ecco il suono che ha aperto tutto. È una canzone fondamentale perché non rappresenta solo un debutto, ma la nascita di un’estetica.
Reach Up for the Sunrise ha un altro ruolo: è il brano della rinascita, della reunion, della luce dopo anni complessi. Metterla verso la parte finale significa dare al concerto una spinta positiva, quasi liberatoria. È una scelta che parla molto bene ai fan: non solo nostalgia, ma anche sopravvivenza, ritorno, festa.
Girls on Film, Psycho Killer e il finale con Wild Boys, Save a Prayer e Rio
Il passaggio Girls on Film/Psycho Killer è un altro momento da palco, costruito per unire identità Duran Duran e citazione new wave. Girls on Film resta uno dei brani più fisici e visivi della band, mentre l’innesto di Psycho Killer richiama una parentela culturale con tutto un mondo art-rock e post-punk che i Duran Duran hanno sempre assorbito a modo loro.
La scaletta di Hyde Park ha mostrato London Calling prima del finale, ma è possibile che quel momento fosse legato proprio all’occasione londinese, quasi un omaggio speciale. Per Codroipo non lo darei per scontato. Molto più probabile, se la struttura resterà vicina alle ultime date, è un finale costruito su The Wild Boys, Save a Prayer e Rio.
Qui la logica è chiarissima. The Wild Boys rimette in campo la potenza tribale e spettacolare della band. Save a Prayer abbassa la luce e apre il momento più comunitario, quello in cui il pubblico canta quasi più della band. Rio, infine, è la chiusura perfetta: non solo una canzone, ma l’immagine stessa dei Duran Duran che saluta il pubblico con colore, movimento e memoria.
Perché questa scaletta può funzionare a Codroipo
Villa Manin è una cornice particolare: elegante, ampia, molto diversa da un palazzetto. Una scaletta come questa può funzionare proprio perché alterna momenti da grande festa e momenti più atmosferici. Non è costruita solo per far saltare il pubblico, ma anche per creare immagini.
Chi va al concerto stasera probabilmente cerca cose diverse: qualcuno vuole cantare Save a Prayer, qualcuno aspetta The Chauffeur, qualcuno spera in Careless Memories, qualcuno vuole solo vedere Simon Le Bon ancora capace di tenere il palco con quella miscela di ironia, eleganza e istinto. La forza dei Duran Duran, quando la scaletta è ben bilanciata, è proprio questa: riescono a parlare al fan casuale e al fan profondo nello stesso concerto.
Conclusione
Se Codroipo seguirà davvero la linea di Caserta e delle ultime scalette, il pubblico di Villa Manin avrà davanti un concerto costruito come una piccola storia dei Duran Duran: gli inizi new romantic, il trionfo pop, la fase adulta, il lato funk, il presente e il rito finale dei grandi classici.
Resta il bello dell’incertezza: The Chauffeur o Careless Memories? Una scaletta più elegante o una più nervosa? Un finale fedele alle ultime date o qualche piccolo cambio per l’ultima tappa italiana? Lo scopriremo stasera. Ma già adesso una cosa sembra chiara: questa non è una scaletta casuale. È un modo per ricordare che i Duran Duran non sono solo una band di hit anni Ottanta, ma una storia pop ancora capace di muoversi, sorprendere e parlare ai fan.
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Disclaimer: articolo di commento e analisi culturale basato sulle informazioni disponibili prima del concerto, sulle ultime scalette circolate tra i fan e sulle immagini condivise pubblicamente. La scaletta effettiva di Codroipo potrà variare.